L’albero frondoso dell’evoluzione umana

In questi giorni sto leggendo il libro “Ultime notizie sull’evoluzione umana” [1] del professor Giorgio Manzi, nel quale si raccontano e si commentano le ultime scoperte relative ai nostri antenati terrestri. Quello dell’evoluzione umana è un argomento molto interessante che ultimamente ho riscoperto grazie ai libri di Manzi [1][2], Barbujani [3], Brunelli [3], Diamond [5] e Harari [6] e alcuni articoli trovati in rete [4].

Uno degli aspetti che più mi ha colpito riguarda il fatto che in epoche passate sulla Terra abbiano convissuto varie specie di ominidi e che quella alla quale noi apparteniamo, Homo sapiens, sia solo una delle tante. Tra l’altro l’unica sopravvisuta, visto che le altre si sono tutte estinte.

Quando andavo a scuola, sui libri di storia, l’evoluzione umana era raccontata come una successione lineare di specie umane sempre più evolute, che partiva da dei primati con sembianze scimmiesche e arrivava all’homo sapiens, passando per l’australopiteco, l’homo habilis, l’homo erectus, ecc. 

In realtà, come sottolinea il prof. Manzi, l’evoluzione umana non è lineare, ma ramificata, più simile ad un “albero frondoso” o a un “cespuglio” come la definiva invece il biologo e paleontologo Stephen Jay Gould. L’immagine seguente è più corretta ed evidenzia:

  • la natura ramificata dell’evoluzione,
  • il fatto che tutte le ramificazioni tranne una abbiano portato a specie che si sono estinte,
  • che procedendo a ritroso nell’albero si arriva a un antenato comune.

Quest’altra immagine invece, rappresenta una linea temporale stimata dell’evoluzione e mette bene in evidenza come, in alcuni periodi storici, specie diverse abbiano convissuto sulla Terra e, pur vivendo in zone diverse, è molto probabile che siano entrate in contatto tra di loro. E’ certo, per esempio, che l’Homo sapiens e l’Homo neanderthalensis siano entrati in contatto e che addirittura, pur essendo appartenenti a due specie diverse, si siano accopiati tra di loro, tanto che oggi in media il 2% del DNA degli uomini non africani è comune con quello dei neanderthal [9] [10].

Questa “convivenza” è ormai certa e documentata. Guardando lo schema precedente però si vede che non è stato un caso isolato, le sovrapposizioni tra i periodi di esistenza sono davvero tanti.

Mi chiedo allora quale fosse la reazione di un certo ominide quando incontrava un altro individuo che era a lui più o meno simile, ma di un’altra specie. Quale sentimento prevaleva? Curiosità, paura, diffidenza, rabbia, avversione? 

Tempo fa avevo visto un vecchio documentario [12] in cui si parlava dei neanderthal (un documentario fatto così bene che spesso dei suoi spezzoni sono riproposti nelle trasmissioni di Alberto Angela e del prof. Barbero) e al minuto 48 c’è l’incontro tra un Neanderthal e un Sapiens

Se penso a quanto si è combattuto nei secoli scorsi e a quanto ancora si sta combattendo per affermare la parità di diritti fra persone di origini diverse e per superare i pregiudizi legati alle differenze fisiche (prima tra tutte il colore della pelle) e culturali di persone della stesse specie, la nostra, mi sembra difficile che in passato ci possa essere stata una convivenza pacifica tra specie diverse.

Magari però quelle che si sono estinte erano specie più tolleranti della nostra, in cui la curiosità prevaleva sulla diffidenza e sul desiderio di prevalere sugli altri e di sottometterli. Questo non lo sapremo mai.

 

 

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Fonti e riferimenti

 

2 months ago

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