Lavoro: Il problema della formazione e l’incontro tra domanda e offerta.

Quello del lavoro è sempre stato uno dei temi più caldi nel dibattito politico e quindi era inevitabile che diventasse uno dei punti più importanti nei programmi delle coalizioni che si affronteranno nelle elezioni del 25 settembre.

Novità !!!:

Q.E.D. Nella puntata del 1 ottobre del podcast 2024 di Radio 24, al minuto 35 si parla degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) come possibile soluzione alla mancanza di corsi di formazione che permettano a chi non ha lavoro di acquisire le competenze richieste dalle aziende. [dettagli]

 

Quando nelle trasmissioni di approfondimento politico si parla di questo argomento si verifica uno strano fenomeno, spesso infatti sono invitati sia una moltitudine di persone disperate perché non hanno lavoro, sia un gran numero di imprenditori disperati perché non trovano dipendenti da assumere.

Non è un controsenso? Com’è possibile che allo stesso tempo ci sia tanta gente che non trova lavoro e tante aziende che lamentano la carenza di operai e impiegati? Come mai perfino i concorsi in alcune pubbliche amministrazioni alcune volte sono rimandati per carenza di candidati?

Si tratta dell’annoso problema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Poiché sono nel mondo del lavoro da più di 20 anni e poiché ho potuto conoscere le problematiche di molte aziende e di alcuni enti pubblici ho consolidato la convinzione che questo problema può essere sintetizzato in 4 punti:

  1. Le aziende sono alla disperata ricerca di persone che sappiano svolgere un lavoro specializzato.
  2. I disoccupati sono alla ricerca di un lavoro, ma non hanno le competenze e le abilità richieste da chi offre lavoro.
  3. I canali esistenti per mettere in comunicazione aziende e disoccupati sono troppo generici, dispersivi e non adatti alla gestione del “lavoro specializzato”.
  4. Le offerte di lavoro spesso non sono adeguate in termini di remunerazione economica e di ore di lavoro richiesto (specialmente per quanto riguarda i lavori stagionali).

Per quanto riguarda i primi tre punti è indispensabile, secondo me progettare e realizzare un sistema di ricollocamento incentrato sulla formazione che permetta a chi non ha lavoro o a chi vole cambiare lavoro di acquisire le conoscenze e le competenze richieste dalle aziende. Per quanto riguarda il quarto punto, di cui non parlerò in questo post, è necessario intervenire sulle leggi e sui contratti affinché: sia ridotto il cuneo fiscale, sia ridotto il costo del lavoro e si garantisca un numero congruo di ore di lavoro rivedendo tutti i contratti di lavoro e prevedendo dei nuovi contratti per le nuove professioni (informatici, riders, ecc.). In buona sostanza, per un imprenditore non dovrebbe essere oneroso assumere un numero maggiore di persone per garantire la copertura dello stesso numero di turni di lavoro.

 

Formazione, incontro e selezione

Quindi cosa bisognerebbe fare?

Premesso che tutte le persone che non possono lavorare per qualche valido motivo dovrebbero essere aiutate, senza che lo Stato si aspetti niente in cambio, con una rendita e con agevolazioni che permettano loro di vivere in modo dignitoso, a tutte le altre persone non andrebbe assegnato il Reddito di cittadinanza, ma andrebbero forniti tutti gli strumenti per reinserirsi nel mondo del lavoro.

In poche parole andrebbe fornita loro la formazione di cui hanno bisogno e che è richiesta dalle aziende.

Le strutture che dovrebbero occuparsi di tutto ciò già esistono e si chiamano Centri per l’impiego, andrebbero organizzati meglio e  andrebbero dotati di un software unico, molto semplice che consenta di poter consultare:

  • l’elenco delle aziende che stanno cercando personale con il dettaglio delle competenze richieste.
  • l’elenco dei dei disoccupati con il loro curriculum e l’elenco delle competenze che hanno e quelle che si vorrebbero acquisire.
  • l’elenco di tutti gli istituti di formazione: istituti tecnici, scuole private, università online, ecc.

A questo punto con l’aiuto e la consulenza delle associazioni e delle organizzazione di settore: camere di commercio, sindacati, associazioni di artigiani e industriali bisognerebbe:

  • individuare e raggruppare le figure professionali richieste da più aziende,
  • organizzare dei corsi brevi, ma specifici e dettagliati,
  • coinvolgere direttamente le aziende nella stesura del programma del corso,
  • cercare i possibili candidati per questi corsi,
  • individuare gli enti, le organizzazioni, le scuole o le aziende di formazione che possono organizzarli,
  • sovrintendere allo svolgimento dei corsi e delle procedure di valutazione finali,
  • organizzare, alla fine dei corsi e delle prove d’esame, i colloqui tra le aziende e i candidati.

Il compito dello Stato dovrebbe essere quello di organizzare, finanziare e controllare questo nuovo sistema di formazione. I corsi non solo dovrebbero essere gratuiti, ma dovrebbero anche prevedere il rimborso di eventuali spese (trasferte, diaria, ecc.).

La procedura di individuazione delle professionalità richieste dovrebbe essere svolta dai centro per l’impiego nell’ordine su base: comunale, provinciale, regionale e nazionale.

Il software unico potrebbe utilizzare anche degli strumenti di intelligenza artificiale per individuare le professionalità maggiormente richieste e i possibili candidati per un determinato corso di formazione.

Conclusioni

Quello descritto non è un sistema che può essere messo in  piedi dall’oggi al domani, ma esistono tutte le tecnologie affinché una cosa del genere possa essere realizzata in tempo ragionevoli, direi al massimo due anni.

I vantaggi però sarebbero enormi e duraturi con ampia soddisfazione di dipendenti ed aziende.

Ultima cosa. La figura professionale del navigator, che avrebbe dovuto occuparsi del reinserimento nell’ambito del sistema del Reddito di cittadinanza è stata molto bistrattata e derisa. E’ vero che questo progetto è fallito miseramente, però una sorta di tutoraggio per chi vuole reinventarsi non dovrebbe essere escluso a priori. Penso più che altro a una specie di tutor/coach che permetta a chi è in difficoltà e di confusione di fare mente locale e riflettere sulle proprie possibilità e le proprie aspirazioni al fine di poter scegliere in modo serio il nuovo percorso che si vuole intraprendere. Una figura del genere in realtà potrebbe essere molto utile in ogni scuola al fine di poter aiutare i ragazzi a valorizzare le proprie capacità, coltivare i propri interessi e scegliere in modo ragionato i percorsi di studio o di lavoro futuri. Ma questa, in effetti, è una cosa davvero difficile da realizzare anche perché mi rendo conto che al momento una figura professionale di questo tipo tra lo psicologo e il coach umanista non esiste e andrebbe definita meglio.

 

ITS: Istituto Tecnico Superiore

Ascoltando una puntata del podcast 2024 di Enrico Pagliarini sono venuto a conoscenza dell’esistenza degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Sinceramente ne ignoravo l’esistenza. Da non confondere con gli ITIS che sono delle scuole superiori, ai quali si accede dopo la scuola media come per i licei, gli  ITS sono degli istituti di istruzione ai quali si accede dopo il diploma e che forniscono una istruzione tecnica e professionale “che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione.” [7]

In pratica l’ITS : “Rappresenta in definitiva un livello di formazione terziaria con scopo professionalizzante. Forma figure denominate tecnici superiori che sono specializzati in determinate aree tecnologiche.” [8]

Perché l’esistenza di questi istituti mi ha molto colpito? Per due motivi:

  • Gli ITS sono delle fondazioni alle quali partercipano: scuole, enti di formazione, imprese, università ed enti locali. [8]

Come descritto in [8]: “L’offerta formativa degli ITS cerca di rispondere alla domanda delle imprese di figure con competenze tecnico-pratiche direttamente spendibili e prevede :

  • attività di laboratorio;
  • tirocini (anche all’estero) obbligatori per almeno il 30% del numero di ore complessivo;
  • e che almeno il 50% del corpo docente provenga dal mondo del lavoro e delle professioni;

Questo in pratica è quello che auspicavo nel post originale quando dicevo che i corsi di formazione dovrebbero essere organizzati con la partecipazione diretta delle aziende che potrebbero anche prevedere dei periodi di tirocinio. A questo punto il compito delle agenzie interinali o dei centri per l’impiego sarebbe semplimente quello di indirizzare le persone verso il corso più appropriato offerto da un ICT. Ci sono delle cose che modificherei su come sono strutturati gli ITS attualmente: prevederei dei corsi per disoccupati, gli stage dovrebbero essere retribuiti, dovrebbero esserci dei percorsi di formazione serale, ecc.

Intanto però gli ITS dovrebbero essere sicuramente inclusi e previsti nella riforma del Reddito di cittadinanza di cui si parla in queste settimane.

 

Fonti e riferimenti

 

 

1 month ago

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